Ieri mi ha morso un cane, per cui stasera me ne sto a casa. Niente di grave, solo un po’ di gonfiore al piede, ma non è stato divertente. Volevo farne una divertente prosopopea: io e Dolores che vaghiamo annichilite per le strade deserte, in cerca di qualche altro essere vivente, la decisione di andare al Far West, locale poco-frequentato-genere-fricchettone-ruspante-con-prezzi-politici, la scelta (mia, ok, me la sono tirata) di puntare su una serata trucida, con tanto di Peroni e due bicchieri di carta per smezzarla… (Mio dio, come fa la gente a bere la Peroni). Insomma, a buttarla così, non poteva mancare altro che calpestassi per disgrazia il cane randagio dello stesso colore dei listoni di legno del pavimento e che quello giustamente se la prendesse con me e mi azzannasse il piede senza pietà.
Questo è perché non seguo la mia indole pseudo-vip e mi avventuro in questi posti troppo alla mano, con i tavoli che traballano e un nugolo di ragazzi disinvolti e sciattoni che arrivano a completare l’ambiente. Insieme al cane, si capisce.
Io piango lacrime di dolore, e penso che quella squallida Peroni sarà la mia unica consolazione. Per fortuna avevo gli stivali, perciò il danno è molto limitato e non sono costretta a passare il resto della sera nello squallore di un’attesa al pronto soccorso. Così la serata trucida va avanti e arriva il pittore del paese a farci compagnia. Ve lo presento, che cavolo. Trentadue anni appena compiuti, passato da donnaiolo, divorziato con figlio, ha intrecciato da un anno una relazione con una ragazzina “nobile” e decisamente squinternata, almeno in passato. Lei ora insegna alle elementari, ma c’è chi è pronto a giurare di averla vista, in passato, china in una pineta a mangiare la terra in un accesso di rabbia…
Il pittore si autoinvita al nostro tavolo non appena mi riconosce, porta con sè il suo campari e dunque questo dà inizio alla solita conversazione poco brillante, noiosa, dei “sai questo”, “sai quello”, tutti discorsi intrapresi e finiti in una frase, proprio come accade quando a nessuno importa una pipa di quello che dicono gli altri, a dispetto di tutti i “ma davvero?” che si sprecano copiosamente.
La Peroni finisce che manco te ne accorgi accopmpagnata dal solenne proponimento di non bere mai più una birra così meschina. Ah, se solo potessi avere una coppa di quella gustosa birra scura di abbazia, spillata come si deve… Vabbè, finita la birra si arriva al commiato. Mi alzo zoppicante e me ne vado con Dolores alla sua macchina. Tutto questo è accaduto, non faccio che pensare, senza nemmeno che ci fosse Jack pronto ad occuparsi di me, senza nessuna possibilità di esagerare il dolore quel tantino che basta per essere prese in braccio e trattate in quel modo speciale da donna ferita che mi fa impazzire, tra le braccia di un uomo forte e sexy che ti solleva come una piuma e ti porta a letto, e ti bacia, e…
E invece Cenerentola se n’è tornata a casa tutta sola, sulle sue gambe, senza bacio della buonanotte e perfettamente in grado di fare tutte le scale di casa… Proprio una serata trucida.