Giusto qualcosa per andare avanti con le date su questo blog

Volevo scrivere un post sul mio blog pubblico, quello che qualcuno lo legge, ma non ci riesco. Qualsiasi cosa sembra inadeguata e il cervello si blocca. Così sono finita qui, dove posso permettermi il lusso di parlare a me stessa. E’ un lusso davvero perché se cominciassi a scrivere cose del genere perderei in quattro e quattr’otto tutti i lettori (o almeno questo è quello che penso io ingenuamente, magari è vero il contrario).
Insomma, questo lunedì è grigio e ventoso e io mi sento in qualche modo isolata qui a casa, nell’attesa di uscire per una missione agricola di famiglia. Mi sento chiusa come in un guscio con delle sensazioni che non riesco a decifrare bene, perciò capirete quanto sia inutile specificarlo. Non posso rivelare niente perché non mi rendo conto di cosa provo!
Ok, farò uno sforzo. Diciamo che mi sento sola, forse abitare da sola non sarebbe un bene per me, a dispetto di tutto il tempo che ho passato ad immaginarmi in un appartamento tutto mio. Forse vorrei che ci fosse sempre Jack con me, vorrei sempre che mi telefonasse e che mi fosse vicino. Io lo amo, è una gran fregatura perché così ho paura che qualcosa possa andare storto. Lo amo soprattutto quando è pieno di vita, perché mi fa ridere, e lo amo ancora di più quando prende lui l’iniziativa di baciarmi.
I baci per me sono una cosa veramente essenziale, mi danno un piacere infinito e alimentano il mio amore, non potrei mai farne a meno, ne voglio tanti perché Jack ha delle labbra da sogno.
Stronzo o romantico? Chiedeva lui una volta. L’uomo perfetto è più stronzo che romantico, è sexy, è virile. Ecco, sì, a me piace l’uomo virile, ma chi è pazzo d’amore per te riesce ad esserlo così tanto? (Jack a volte è così perfetto che mi lascia senza fiato).

Visto che sono costretta a chiudere qua (devo andare) e che questo post davvero non ha senso, diciamo che andrà meglio la prossima volta ;-)

San Valentino

Ormai è passato da due giorni e oggi sembra già lontanissimo nel tempo. Queste poche righe solitarie, per ricordare un momento tra i più emozionanti della mia vita, quando in una scatola di cioccolatini scarlatta ho trovato l’astuccio di un piccolo, dolcissimo brillante… Quando ho sperimentato per la prima volta che la felicità non è come ce la immaginiamo, perfetta e solare, ma più simile a un tornado che ti stringe all’improvviso, montando incontrollabile mentre le lacrime salgono agli occhi e il cuore trema.
Quando un uomo mi ha infilato un solitario al dito e io non riuscivo ancora a crederci, quando in un solo gesto ha trovato compimento il misterioso disegno che perseguivo, il desiderio che più mi faceva anelare. Quando la sola consapevolezza di essere stata scelta per un simile dono mi faceva arrossire, e piangere.
Eppure già tutto pare lontano. E l’anello non c’è.

Finalmente insieme

Dopo un sabato solitario e piuttosto deprimente in cui mi sono ritrovata nell’impossibilità di vedere tanto Jack, tanto le mie care amiche, finalmente una domenica in cui invece sono riuscita a stare con tutti.
La giornata sembrava iniziata male, con notizie sconfortanti da parte di Dolores e una pioggerellina finissima quasi invisibile che pareva venire dritta da Milano. Ho passato qualche ora a tu per tu con la mia sindrome della domenica, a odiare la staticità, a parlare al telefono, a sopportare il desiderio di fuggire, di raggiungere Jack, di cambiare lo status quo.
Poi è spuntato un sottile quanto etereo raggio di sole, pallidissimo ha solcato il cielo e io, da brava meteoropatica, ho finalmente trovato un nuovo vigore in me. Mi sono cambiata, ho chiamato a raccolta Dolores e Madame Bubois e sono uscita: destinazione ZappaStore.
Per strada alcune cose piacevoli: la telefonata di Jack, in cui ho scoperto che non aveva ricevuto (e quindi nemmeno ignorato) i tre messaggi che gli avevo mandato; poi gli sguardi degli uomini, un commento esplicito alla mia bellezza…
Al ZappaStore ero piena di vita! E anche se so che non poteva essere che il mezzo chilo perso facesse la differenza, anche il responso finalmente positivo della bilancia ha fatto la sua parte.
Bella riunione tra amiche, soliti problemi di comunicazione con gli uomini. Il locale si è riempito come un uovo e faceva piacere trovarsi lì… Se non fosse che è apparso all’improvviso Bietolone, mettendo la sua faccia davanti alla mia in modo quantomeno grottesco. Bietolone è un giovane professionista di 1 metro e 90 dai modi insopportabili che ostenta di non essere interessato a me, ma che pare impegnarsi profondamente per dare l’idea di essere il classico corteggiatore impedito. Impedito ma arrogante.
Appena mi vede si avvicina e mi tocca i capelli, senza lasciarsi intimorire da toni minacciosi ed espliciti, seccate proteste ed evidenti insulti. Non sopporta di non avere il mio numero di cellulare… Capirai! Se ci incontriamo per disgrazia è già troppo, figuriamoci se potesse telefonare!
Anche ieri è stato molesto, anche ieri mi ha toccato i capelli e anche ieri avrei voluto avere una padella da tirargli in faccia. (Se ci fosse stato Jack, avrei goduto da matti a vederlo centrare con un bel pugno la faccia di Bietolone, in un mondo dove questa cosa non avrebbe avuto conseguenze né civili, né penali, né risarcitorie).
Dopo il vivace pomeriggio, Dolores è andata al pronto soccorso!
Certo, niente di tragico: un dolore all’orecchio causato da un otorinolaringoiatra incompetente… E io finalmente mi sono incontrata con Jack! Visto che lo aspettavo nella nuova macchina di Dolores, quando l’ho visto sono scesa dalla macchina ancora in movimento come una pazza scavezzacollo per l’ansia di andare da lui…
L’ho abbracciato tutta la sera, e sono stata felicissima. Siamo andati a vedere Casino Royale che è stato assolutamente emozionante (quando scelgo io i film non si sbaglia mai): siamo stati stretti stretti mentre col cuore in gola seguivamo le avventure del nuovo 007, e com’era bello avere il suo braccio al quale aggrapparsi, e sentire che anche lui si emoziovana e sussultava e pativa con me!
Si è fatta in un baleno la mezzanotte. Avrei voluto avere più tempo, avrei voluto che i baci proseguissero e poi poter bere un bicchiere di vino e farlo salire da me… in una casa tutta mia e in un sabato virtuale.
Mi manchi tanto, Jack.

Buon compleanno, Jack!

Amore, buon compleanno!
Purtroppo sei lontano e non posso abbracciarti come vorrei, ma forse la piccola tempesta di messaggi che ti ho organizzato in qualche modo ti ha fatto sentire di meno il peso dei chilometri che ci separano. Vorrei potermi prendere cura di te come tu (e solo tu) te ne prendi di me. Ti amo moltissimo, sbrigati a tornare…

Love love love

Mi sento molto emozionata, io e Jack partiremo per una vacanza a Roma tra poco più di una settimana e la prospettiva è favolosa per molte ragioni. Prima di tutto perché staremo insieme 24 ore su 24, cosa che qui non è possibile; poi perché saremo ospiti del mio più grande amico, a cui in questo momento non riesco a trovare un nome (puoi suggerirlo tu, che ne dici? Ti battezzi da solo); infine, questa sarà una grande occasione per fare cose che adoro, tipo fare tardi dopo cena seduti in casa a chiacchierare e bere, andare in giro (potrò finalmente prendere un buon tè, fare una fantastica colazione, vedere le vetrine più disparate, le librerie… Peccato che non possa proprio fare shopping perché dopo l’ultimo sabato è finita che sono in debito di UN euro con Madame Bubois).
Insomma, sarà meraviglioso.

E io mi sento così innamorata che comincio a stranirmi di questa consapevolezza. Jack sabato sera mi ha portata a cena per festeggiare il nostro anniversario. Ero così emozionata il pomeriggio che non riuscivo a vestirmi, così ho dovuto telefonare a Madame Bubois per un supporto psicologico a distanza (che funziona sempre). Dovete sapere che Jack aveva una giacca grigio scuro molto elegante con camicia bianca e pantaloni con la piega… Un sogno! Era l’uomo più bello del ristorante e io non ho fatto altro che desiderare tutta la sera che mi baciasse, che mi prendesse una mano… Quando mi bacia nei luoghi pubblici mi emoziono così tanto che provo delle vertigini fortissime allo stomaco, mi sento completamente rapita, stregata dalla dolcezza e dalla morbidezza di questi baci… Tutte le cellule del mio corpo partecipano a questa grande emozione… Pagherei un milione di euro per poterne avere a ripetizione!

Ok, sono innamorata e questo post non ha molto senso. Ma ormai l’ho scritto, perciò…

Io sono tortuosa

Vi ci ritroverete senz’altro. Il tempo è grigio, minaccia pioggia e tira vento. Jack mi accompagna all’inaugurazione di un’agenzia (ci vado per lavoro), ma solo dopo essere arrivati e aver fatto 30 minuti di macchina, mi accorgo che ho sbagliato giorno, non c’è nessuna inaugurazione perché in realtà è giovedì prossimo. Rido, lo trovo allucinante! E le cose di questo genere, impreviste, senza ragione, mi fanno impazzire, le adoro, è come un regalo del destino! Jack avrebbe il pomeriggio libero, ma deve finire un articolo (fa il giornalista) perciò preme per andarsene. Del resto, dice, il tempo è brutto e non vale la pena fare una passeggiata.

E’ tutto giusto, ma io voglio disperatamente farla, quella passeggiata! Stare con lui, di pomeriggio, in un’occasione unica per sfuggire a qualche ora d’ufficio. La vedo come una bravata, mi sento felice, ma lui osserva il cielo, guarda l’orologio e la prendo male, non lo sento complice.

Mi spengo in un lampo, anche se non ne ho motivo; più voglio baciarlo e stringerlo forte, più mi chiudo a riccio, non so che dire e non parlo. Lui pensa che sia offesa, io sono invece muta, mi sento sola e vorrei disperatamente che mi sorridesse, anche se non lo merito, anche se sembra assurdo.

Ce ne andiamo via. In macchina RadioDj trasmette canzoni stupende, cosa incredibile, e io penso: “Che bella mossa accendere la radio”. Ma finisce in disastro. Voglio ripagarlo della benzina per il viaggio a vuoto che ha fatto e ovviamente si offende. Io lo faccio perché sento il bisogno di fare cose assurde, perché voglio che tutto vada in malora così magari gridiamo, ci sfoghiamo e poi ci diciamo che ci amiamo. Invece no, ci sono baci, qualche lacrima bivacca senza scopo. Non sopporto che stia per andar via, ma devo farmi coraggio e scendo dalla macchina. Avevo tirato fuori 10 euro e li lascio sul sedile senza accorgemene.

Così non mi aspetto certo questo messaggio: “Io non sono una puttana che mi lasci i soldi sul sedile prima di andar via. Grazie”.
Guardo il messaggio attonita, pensavo fossero parole dolci di riconciliazione…

E si finisce di nuovo in quel vortice per cui cominci a risentirti sempre di più e si gioca al rilancio, finché la catena di messaggi si spezza. Jack dice che avrebbe voluto chiamarmi. Io avrei voluto più di lui che mi chiamasse, ma intontita dal risentimento e da questa maschera che mi indurisce i muscoli, non gli dico di farlo e la smetto.

Ora me ne vado via, e tutto quello che voglio è che lui mi cerchi, corra da me e mi prenda affettuosamente in giro, la butti a ridere e mi faccia capire che mi ama, perché io lo vorrei tanto, ma non ce la faccio a ridere per prima.