La lunga notte di un amore finito

Lo confesso, vorrei tanto che invece di scrivermi via chat, Jack venisse qui a prendermi. Vorrei che ogni minuto fosse prezioso per stare con me, perché sento molto la sua mancanza…

Stanotte ho dormito dieci ore. E non mi sono bastate: avrei continuato non so fino a quando. Perdipiù, il risveglio è stato lento e confuso, quasi morboso. I sogni si sono confusi con la realtà al punto che nel sogno mi chiedevo se fosse possibile che fosse tutto vero. Non so bene in che specie di dimensione mentale si possano generare simili interrogativi, ma ero realmente confusa.
Ho sognato il pittore, mi diceva che Pier era stato operato alle gambe, quattro volte in un mese. Non chiedetemi che razza di operazione fosse, anche nel sogno mi era parso singolarissimo, ma più che chiedere come mai, ho provato dispiacere. Addirittura mi sono commossa, e il pittore mi consolava con una carezza fraterna.
Così ho pensato di telefonare a Pier, che ora era in ospedale, ora in Norvegia a preparare un concorso internazionale di pianoforte (autodefinendosi uno dei migliori e tra i favoriti).
Con Pier è finita dal 2004, ma non gli ho mai più parlato. Questa rottura incredibile è rimasta un tabù, o qualcosa del genere. Così nel sogno gli parlo, non ricordo bene di cosa, chiedo come sta e lui risponde con calma, sembra gentile e mi piace questa gentilezza, mi rassicura, mi fa sentire degna di rispetto, contrariamente a quanto accadeva gli ultimi mesi con lui. Parlo, parlo, e quando divento più tenera e gli dico che avremmo anche potuto conservare uno straccio di rapporto, lui si chiude in un significativo silenzio e allora i miei occhi lo vedono turbarsi, perché, aggiunge finalmente, pensa che io sia ancora innamorata di lui e che quindi è meglio se tagliamo.
A questo punto tutto mi suona strano. No, non è vero, quest’amore è finito, a me non importa più di te. Sono sincera, ma lui è scettico, è schivo e mi fa quasi pentire di aver telefonato. Però non m’indigno come dovrei, sono morbida. Ci siamo detti molte cose, anche se non le ricordo, mi ha parlato del concorso di pianoforte, della sua bella vita, pare soddisfatto e tranquillo, addirittura serafico.

Dopo il risveglio non so più bene cosa voglio. Non ricordo se questa cose delle operazioni è vera, ma presto mi rendo conto che è assurdo e che nessuno mi ha mai parlato di una cosa del genere. Mi viene in mente di contattarlo, poi subito mi chiedo: perché? E non trovo una risposta. In effetti questa voglia svanisce subito. Non saprei che dire e non m’interessa molto sapere cosa fa. Lo troverei insopportabile e al massimo vorrei sapere che gli va tutto a rotoli. Oppure dovrebbe accadere il miracolo che mettesse da parte qualsiasi critica, frecciatina, supponenza, saccenza, irriverenza. Ma nel dubbio l’ho sempre evitato e odiato.
Ho paura di parlare con lui, se dovesse accadere davvero non ho la più pallida idea di cosa potrei provare. L’amore è finito, ma quale carico emotivo porta con sè una persona che rappresenta non solo il primo amore, ma tutta la prima parte della tua vita?

Chiederselo quando sono passate già delle ore dal sogno sembra un esercizio di filosofia. Prendo la sacca e vado in palestra.