Caution: do not work on saturday

Se di sabato pomeriggio vai a lavorare, ci sono tutte le premesse perché la serata vada a rotoli, infatti proprio questo pomeriggio, dopo aver dovuto abbandonato la prospettiva di preparare il pandispagna tranquilla a casa, dopo aver collezionato fiaschi su fiaschi sul lavoro nel pomeriggio, aver constatato contemporaneamente che a causa dei tre chili in più i pantaloni mi vanno stretti al punto che non li sopporto, be’,  i nervi mi sono proprio saltati e mi preparo a vivere un sabato sera dove so già che Jack non potrà mai trovarmi attraente e sarà impossibile che abbia voglia di me.

Il mio compleanno

E’ semplice: visto che quello dell’anno scorso è stato il compleanno più bello della mia vita, quello di quest’anno sarà per forza peggiore. Vi chiederete cos’abbia mai organizzato perché l’ultimo possa essere stato così memorabile. In realtà ho fatto un po’ le solite cose: pizza e birra, due torte, spumante, i soliti stuzzichini… Ma è stato speciale. C’era Jack, e io sapevo di piacergli. Ho aspettato quel sabato con tutta la trepidazione della donna corteggiata che aspetta le mosse dei suoi pretendenti. Avevo persino indetto una specie di gara tra i tre, mi chiedevo chi si sarebbe sbilanciato di più… Ma sapevo già che avrebbe vinto Jack, anche se il dottor Aulicus avrebbe potuto sorprendermi e spedirmi un mazzo di fiori!

Be’, Jack è stato straordinario. A parte che Anthony e Dolores mi hanno regalato dei girasoli bellissimi, e già questo mi ha riempito di gioia perché non me l’aspettavo, a parte che tutti i miei amici erano con me, allegri e contenti, a parte tutto questo, quello che ha fatto la differenza e che non dimenticherò mai più è stato lo scherzo che ha organizzato Jack insieme agli altri: nascondere il regalo in una macchina parcheggiata chissà dove con tanti mazzi di chiavi come unico indizio! Non mi sono mai più divertita così tanto in vita mia, ho riso come una matta perché dovete sapere che la mia conoscenza del mondo automobilistico è probabilmente pari alla vostra dei comandi di uno shuttle…
Quello che voglio dire è che per organizzarti tutto uno scherzo, uno deve tenerci davvero a te, e perciò questa cosa mi ha fatto sentire speciale.

Mi sento tanto stanca, probabilmente abbandonerò l’idea di fare una torta e riunire gli amici in giardino. Del resto non mi sento proprio dell’umore adatto per festeggiare, è meglio se aspetto l’anno prossimo. O forse, invece di mentire spudoratamente, potrei ammettere che vorrei avere le forze e l’entusiasmo per festeggiare, avere qualcosa di speciale da mettermi, e riuscire ad essere in vena di fare tanta, tanta baldoria!

Sogni ad occhi aperti

Dev’esserci nell’aria qualcosa - che non è certamente l’ebbrezza della primavera, perché è da un po’ che mi ritrovo a fantasticare ad occhi aperti di abiti da sera, luci soffuse, lo sguardo romantico di Jack e le sue splendide labbra, su cui anche nelle fantasticherie finisce per concentrarsi la mia attenzione, gioielli luccicanti (diamanti) e altre simili amenità.

Sarà forse per questo che è stato così emozionante guardare “Il laureato” domenica sera, completamente persa nel suo abbraccio, completamente rapita dagli slanci romantici dei protagonisti, con gli occhi lucidi di gioia e il cuore scalpitante?

O forse è colpa delle innumerevoli riviste di abiti da sposa che mia sorella ha disseminato per casa, che offrono continuamente allo sguardo fiabe di tulle, pizzi, balze, peonie, rose, fedi, brillanti, isole tropicali e castelli?

Quale che sia la ragione, mi piacciono queste deliranti fantasticherie. Precipitano ben oltre i limiti del verosimile per sfociare in un universo surreale in cui esco da gigantesche mercedes con vestiti luccicanti da diva e tacchi vertiginosi, e Jack mi guarda complice e magari alticcio (non l’ho mai visto alticcio!) con vestito scuro e papillon, elegantissimo e magari molto più esuberante del solito! e mi porta via (magari qualche altro uomo mi guarda) per fare l’amore.

Un can che abbaia e morde

Ieri mi ha morso un cane, per cui stasera me ne sto a casa. Niente di grave, solo un po’ di gonfiore al piede, ma non è stato divertente. Volevo farne una divertente prosopopea: io e Dolores che vaghiamo annichilite per le strade deserte, in cerca di qualche altro essere vivente, la decisione di andare al Far West, locale poco-frequentato-genere-fricchettone-ruspante-con-prezzi-politici, la scelta (mia, ok, me la sono tirata) di puntare su una serata trucida, con tanto di Peroni e due bicchieri di carta per smezzarla… (Mio dio, come fa la gente a bere la Peroni). Insomma, a buttarla così, non poteva mancare altro che calpestassi per disgrazia il cane randagio dello stesso colore dei listoni di legno del pavimento e che quello giustamente se la prendesse con me e mi azzannasse il piede senza pietà.

Questo è perché non seguo la mia indole pseudo-vip e mi avventuro in questi posti troppo alla mano, con i tavoli che traballano e un nugolo di ragazzi disinvolti e sciattoni che arrivano a completare l’ambiente. Insieme al cane, si capisce.

Io piango lacrime di dolore, e penso che quella squallida Peroni sarà la mia unica consolazione. Per fortuna avevo gli stivali, perciò il danno è molto limitato e non sono costretta a passare il resto della sera nello squallore di un’attesa al pronto soccorso. Così la serata trucida va avanti e arriva il pittore del paese a farci compagnia. Ve lo presento, che cavolo. Trentadue anni appena compiuti, passato da donnaiolo, divorziato con figlio, ha intrecciato da un anno una relazione con una ragazzina “nobile” e decisamente squinternata, almeno in passato. Lei ora insegna alle elementari, ma c’è chi è pronto a giurare di averla vista, in passato, china in una pineta a mangiare la terra in un accesso di rabbia…

Il pittore si autoinvita al nostro tavolo non appena mi riconosce, porta con sè il suo campari e dunque questo dà inizio alla solita conversazione poco brillante, noiosa, dei “sai questo”, “sai quello”, tutti discorsi intrapresi e finiti in una frase, proprio come accade quando a nessuno importa una pipa di quello che dicono gli altri, a dispetto di tutti i “ma davvero?” che si sprecano copiosamente.
La Peroni finisce che manco te ne accorgi accopmpagnata dal solenne proponimento di non bere mai più una birra così meschina. Ah, se solo potessi avere una coppa di quella gustosa birra scura di abbazia, spillata come si deve… Vabbè, finita la birra si arriva al commiato. Mi alzo zoppicante e me ne vado con Dolores alla sua macchina. Tutto questo è accaduto, non faccio che pensare, senza nemmeno che ci fosse Jack pronto ad occuparsi di me, senza nessuna possibilità di esagerare il dolore quel tantino che basta per essere prese in braccio e trattate in quel modo speciale da donna ferita che mi fa impazzire, tra le braccia di un uomo forte e sexy che ti solleva come una piuma e ti porta a letto, e ti bacia, e…

E invece Cenerentola se n’è tornata a casa tutta sola, sulle sue gambe, senza bacio della buonanotte e perfettamente in grado di fare tutte le scale di casa… Proprio una serata trucida.